Una premessa fondamentale: non sono un preparatore di dolci e, onestamente non sono neanche un particolare estimatore dei dolci (nel senso che trovo generalmente più soddisfazione nel salato) ma, ovviamente, la Sacher Torte fa decisamente storia a parte. Ebbene sì: Sacher Rulez!!!
Da come si può intuire dalla premessa la ricetta che propongo non è mia, mi è venuta in soccorso la mia dolce metà, mia fornitrice personale di questa droga (che però non ne ha voluta fare una seduta stante per poterla fotografare e dunque dovete accontentarvi di una foto in cui una fetta di sacher è presente ma non pienamente apprezzabile, la prossima che fa però la fotografo e ci faccio un post appost). Inoltre vorrei precisare che non è la ricetta originale ma dovrebbe essere (anche se mangiandola non sembrerebbe) una versione leggermente più soft.
Ora possiamo cominciare. Ingredienti: 150g di cioccolato fondente, 150g di burro, 150g di zucchero, 6 uova, sale, 2 cucchiaini di lievito, 150g di farina, una tazzina di latte, marmellata di albicocche, glassa al cioccolato fondente.
Innanzitutto bisogna sciogliere il cioccolato con un cucchiaio di latte, mettere il burro ammorbidito in una terrina e montarlo a crema con lo zucchero ed un pizzico di sale.
Separare i tuorli dagli albumi delle uova. Aggiungere al burro montato il cioccolato fuso e i tuorli (uno per volta), continuando a mescolare.
Aggiungere il lievito alla farina ed incorporare anche questa al composto, infine montare a neve delicatamente gli albumi ed aggiungere anche questi.
Ora che il composto è pronto, foderare uno stampo di 24cm con carta da forno, versarvi il composto e infornare per circa 50 minuti a 160°C. Una volta estratta dal forno lasciare raffreddare.
Quando la torta sarà fredda tagliarla a metà (non per così, per cosà, chiaro eh?), bagnare le due metà con un po' di latte e farcire con la marmellata di albicocche. Adesso potete rimontare il vostro capolavoro e ricoprirlo di glassa di cioccolato fondente.
E tutti quelli che sono di là a gridare "Noi vogliamo la Sacher Torte!" saranno costretti a zittirsi.
- Lei non faccia il tunnel!
- Cosa?
- Lei mi sta scavando sotto e mi toglie la panna. La castagna da sola, sopra, non ha senso. Il Montblanc non è come un cannolo alla siciliana, che c'è tutto dentro e come uno zaino lei se lo porta appresso per un mese e sta sicuro: il Montblanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte.
- Cosa?
- La Sacher Torte.
- Cos'è?
- Cioè... Lei, praticamente non ha mai assaggiato la Sacher Torte?
- No.
- Vabbè, continuiamo così, facciamoci del male.
Bianca - Nanni Moretti - 1984
Da poco ha aperto a Milano il secondo punto vendita My Sushi. Oltre a quello presente da parecchio in via Felice Casati ora c'è anche la sushi-factory di viale Certosa. Così questa settimana l'ho potuto provare, essendo per me viale Certosa molto più raggiungibile.
Il locale nasce più che altro come take-away e delivery ma è possibile consumare i prodotti anche sul posto in un ambiente essenziale e piacevole.
E' possibile prelevare le confezioni già pronte dall'isola sushi (strabellooo!!!) o richiedere la preparazione di piatti non disponibili (selezionabili dal menù) che verranno realizzati al momento dai cuochi giapponesi davanti ai vostri occhi (tutto è sempre a vista, c'è anche un box esterno di vetro al piano superiore dove si possono vedere le fasi preliminari di preparazione).
Particolarmente assortita la scelta dei sushi, sia per tipologia che per dimensioni dei box. In particolare, oltre ai più classici tonno, salmone, gambero, sgombro... si possono gustare anche sushi di anguilla, capasanta, gunkan, seppia e molti altri, alcuni dei quali anche grigliati o marinati. Inoltre un'ampia gamma di maki (classici e occidentali), i coni e anche qualche insalata e dolcetto. Sono poi in vendita bevande come birre giapponesi e the verdi.
Prezzi contenuti rispetto alla media, ma soprattutto un ottimo rapporto qaulità-prezzo. Bellissimi anche il sacchetto e il porta-gadget (che per la cronaca sono bacchette, wasabi, rafano e soia).
via Felice Casati, 1 Milano
viale Certosa, 63 Milano
Sito ufficiale
Secondo e assolutamente imprescindibile capitolo del post a episodi sul sushi. Una volta affrontato questo step potrete già improvvisarvi cuochi giapponesi (a patto che abbiate visto almeno una volta del sushi e che quindi abbiate una minima idea della forma che ha e di che cosa ci si può abbinare).
Cosa bisogna procurarsi: un hangiri (ciotola di legno per far raffreddare il riso) o una qualunque ciotola assolutamente non-metallica, riso giapponese a chicco corto, aceto di riso, sale, zucchero e (opzionalmente) sake.
Per quanto riguarda il riso, probabilmente, riuscirete a reperirlo in confezioni che vengono vendute come kit per sushi o riso per sushi. Ce ne sono sia che contengono solo il riso sia dei kit contenenti riso, stuoietta, soia, alga nori e wasabi.
La preparazione a seguire è calcolata approssimativamente per 500g di riso.
Innanzitutto bisogna sciaquare il riso sotto l'acqua fredda corrente fino a che quest'ultima non risulta completamente limpida, dopodichè bisogna far scolare il riso per un'oretta. A questo punto si può mettere il riso in pentola con coperchio con 750-800ml di acqua (e opzionalmente un bicchierino di sake) e portare a ebollizione. Raggiunta l'ebollizione si fa cuocere il riso per 5 minuti (comunque fino all'assorbimento dell'acqua) e, una volta tolta dal fuoco, si lascia raffreddare coperta da uno strofinaccio per una decina di minuti.
Nell'attesa si può preparare il composto per il condimento del riso. In un pentolino mescolare 6-7 cucchiai di aceto di riso, 3 cucchiai di zucchero e una pizzico di sale. Far scaldare il pentolino a fuoco lento fino a che lo zucchero non si è sciolto del tutto. Lasciare poi raffreddare per qualche minuto.
Ora tutto il necessario è pronto. Bisogna mettere il riso nell'hangiri (o nella ciotola non-metallica), avendo cura di spargerlo bene e mescolando contemporaneamente il composto di aceto di riso raffreddato. Dopo averlo mescolato raffreddate il riso con un ventaglio o simile per qualche minuto fino a fargli raggiungere una temperatura ambiente e poi coprite l'hangiri con uno strofinaccio e lasciate raffreddare fino al raggiungimento della temperatura adatta (non mettere mai in frigo!, bisogna avere il tempo e la pazienza necessari).
Ora, se avete un minimo di cognizione, potreste anche cominciare a spallettare (tenete sempre conto che una palletta dovrebbe essere sempre ingurgitabile in un solo boccone) e a metterci sopra qualche cosa di sfizioso (mi raccomando se avete intenzione di metterci del pesce crudo, accertatevi che sia freschissimo!).
Prossimo step: Step 3 - (da valutare: pesci o pallette o condimenti o .... aaaaah sono indeciso, deciderò!)
Colgo l'occasione per segnalare che dal 26 al 30 ottobre 2006, presso Torino Lingotto Fiere, si svolge il Salone Internazionale del Gusto.
Sito ufficiale dell'evento: SALONE DEL GUSTO
Come ho lasciato vagamente intravedere fra le righe, sono un discreto appassionato di sushi e, da un po', mi cimento anche nella preparazione (anche se ammetto di non poter fare a meno della mia dolce metà perchè, come fa le pallette lei, non le fa nessuno).
Mi sembrava riduttivo sviluppare tutto l'argomento in un solo post, per cui inauguro qui quello che potrei definire un post a puntate che, probabilmente, si protrarrà in eterno (o almeno fin che questo blog continuerà ad esistere, con scadenze assolutamente irregolari e non predicibili).
Proverò ad occuparmi della preparazione del riso, dei tipi di pesce, delle nomenclature delle varie forme che al riso si possono conferire, dei sushi vegetariani, dei condimenti, dei diversi tagli del pesce, delle varianti occidentalizzate ... insomma più o meno tutto quello che c'è da sapere. A patto che abbiate molta pazienza. Comunque nel frattempo si parlerà anche di altro.
Io conobbi il sushi per la prima volta nell'ormai lontano 2001, addirittura in quel di Miami (e solo perchè respinti da una steak-house troppo affollata, nella quale siamo comunque tornati e dove abbiamo mangiato ottima carne, ma questa è un'altra storia) e me ne innamorai subito, anche se, ahimè, quello rimane tuttora il migliore che abbia mai mangiato. Almeno una volta lo consiglio a tutti, no prejudice!
Prossimo step: Step 2 - il riso
Bene, inauguriamo finalmente questo blog con un vero post in tema. Cominciamo con un tipico digestivo valdostano che ultimamente utilizzo spesso per chiudere le mie cene, di qualsiasi tipo esse siano.
Primo passo fondamentale: procurarsi una grolla. La cosa non risulterà affatto semplice, non la si trova comodamente se non nella sua località di origine (ma magari qualcuno potrà smentirmi e fornire indicazioni su dove reperirne una).
Cosa vi serve (diciamo per circa 4 persone): 4 caffè lunghi, 4 bicchierini di grappa, una correzione di un liquore qualsiasi, zucchero, scorza di limone e di arancio.
Innanzitutto bisogna predisporre la grolla. Se è la prima volta che la si utilizza è consigliabile versare prima del caffè caldo da lasciare per 5 minuti in modo che la grolla ne assorba un po'. Cospargere i beccucci con grappa e zucchero abbondante in modo da formare un discreto spessore.
In un pentolino scaldare fino a ebollizione il caffè, la grappa, la correzione (rhum / cognac / brandy / anice ... insomma più o meno quello che volete), zucchero a piacere e le scorze di limone e arancio. Non appena il miscuglione bolle, versarlo nella grolla e dare fuoco ai vapori (la parte più figa) mescolando, fino a quando lo zucchero sui beccucci comincia a caramellarsi. A questo punto mettere il coperchio e (come dice il simpatico coupon allegato alla mia grolla) passare la coppa in segno di grande amicizia.
La tradizione vuole che non si debba mai interrompere il giro altrimenti si rompe l'amicizia (mi sembra però di averla sentita anche per qualcos'altro questa storia...).
Se non siete in possesso di una grolla, il risultato è comunque buono versando il prodotto in comuni tazze (ma, parliamoci chiaro, non fa la stessa scena). Se invece siete riusciti a procurarvene una ricordatevi che la grolla non va mai lavata con l'acqua, al massimo pulita con una spugnetta.
P.S. Colgo l'occasione per ringraziare l'involontario modello della foto (ora la foto dovrebbe essere veramente visualizzabile).
Bene, questo è il mio primo post in un blog (gestisco due siti ma nella blogosfera sono proprio nuovo) e lo sprecherò interamente per dare una serie di indicazioni assolutamente inutili:
1) Di cosa si occuperà il blog? Fondamentalmente, per farla breve, di bere e di mangiare. Ricette, vini, cocktail, ristoranti basati sulle mie esigue esperienze personali.
2) Cosa non sono io? Non sono un cuoco professionista ne ho/sto studiando per diventarlo, mi diletto semplicemente ogni tanto nel cucinare qualcosa (ma soprattutto nel mangiare). Non sono un critico gastronomico e parto da una premessa fondamentale per tutto: niente non mi piace a priori.
3) Quando si riempirà questo blog di cose sfiziose? Chi potrebbe dirlo, semplicemente avevo in testa l'idea da un po' e oggi avevo un'oretta per crearlo ma chissà quando veramente inizierò a riempirlo???
Se avrete pazienza ci rivedremo su queste pagine tra un po' (???) di tempo.