Ottimo primo piatto, un po' pesante, invernale, che può tranquillamente fare le veci di un piatto unico. La preparazione è molto semplice.
Ingredienti (per 4 persone): 350g di pizzoccheri (che volendo possono anche essere fatti a mano, ma non avendolo io mai fatto non mi va di copiaincollarne qui la preparazione); 160g di patate; 100g di burro; 150g tra verze, coste (solo la parte verde), bietine; 200g di romaggio bitto (o fontina, o simile); 100g di parmigiano grattuggiato; 1 spicchio d'aglio; un paio di foglie di salvia; pepe
Preparazione: far bollire in una pentola abbondante acqua salata e mettere dentro a cuocere le verdure tagliate a piccoli pezzi e le patate pelate e fatte a dadini. Dopo cinque minuti aggiungere i pizzoccheri nella stessa pentola e far cuocere per altri 12-15 minuti. Nel frattempo fate fondere il burro con uno spicchio d'aglio e due foglie di salvia. Terminata la cottura, con una schiumarola, scolare e disporre la pasta in una teglia fino a formarne uno strato (non mettetela subito tutta), alternare la pasta e il formaggio tagliato a fettine fino a terminare il tutto. Alla fine cospargete il tutto con il parmigiano e il burro fuso. A questo punto potreste servire, ma io consiglio di passare la teglia in forno per 5 minuti per far sciogliere bene tutti i formaggi e far asciugare un po' dell'eventuale acqua rimasta. Pepare a piacere.
Ieri avevo deciso di organizzare una cena, doveva essere per pochi, in modo da stare tranquilli, all'inizio dovevamo essere in 5, in men che non si dica siamo divenuti 7, ma è bastato fare un giro alla Verde nel pomeriggio per trovare un sacco di persone disperate in cerca di una cena per il sabato sera, e così alla fine eravamo in 10 + 2 aggregatisi a cena in corso.
Quindi in definitiva chi c'era: io, la dolcemetà, marco, annina, sonnie, maurizio, aleandro, silvia, giuseppe e marie; incursione a cena in corso da parte di matteo e alexandra.
Menù della serata: apertura a base di salame e sottaceti (in attesa degli arrivi tardivi di persone che lavoravano fino alle 21), pizzoccheri della valtellina, salsiccia, caldarroste (fatte nello scoppiettante camino) e grolla per chiudere (badate bene, non una sola, addirittura due in fila, giusto per farci del male). Prosecco e campari di aperitivo e Barbera a seguire.
Il livello etilico, questa volta, non era semplicemente alto, ma addirittura vergognoso.
Domenica scorsa, 19 novembre, due cari amici sono convolati a nozze, regalandoci una giornata decisamente impegnativa e mettendo duramente alla prova la di chiunque resistenza allo alcool e allo cibo. Scrivo con colpevole ritardo, lo so, ma, ahimè, il tempo è poco. Comunque alle 11.00 presso il santuario del Varallino in Galliate Simone e Stefania si sono sposati (in compagnia anche del piccolo Nicolò).
Giornata veramente pesante, iniziata con colazione presso la Verde Azzurra alle 9.45, proseguita dopo 15 minuti con gli aperitivi a base di prosecco e campari presso la dimora dello sposo. Campari stappati a fiotte anche durante la cerimonia, finita la quale, ancora non contenti, si è pure ripassati un salto dalla Verde per berne uno.
Alle ore 13.30 siamo giunti allo ristorante Cascina Pietrasanta in Ponte Nuovo (Magenta - Milano). A seguire il menù della giornata che ci ha trattenuti presso il ristorante fino alle 20.30 (orario in cui le condizioni medie delle persone non sono neanche descrivibili).
Aperitivo Pietrasanta
Rondella di mais e stracchino della Valle del Ticino
Torta rustica (scamorza e speck)
Pomodorino al gratin con basilico e pinoli
Involtini di prugne e bacon
Affettati del fattore abbinati a kiwi e ananas
Crostone al lardo di colonnata
Cotechino
Perle della Lomellina al gorgonzola speck e trevisana
Crespelle dello chef alle verdure
Sorbetto al pompelmo rosa
Noce di vitello glassata all'arancia su flan di insalata con patate novelle
Tagliata di manzo alla Robespierre con verdure grigliate
Carosello di formaggi con miele marmellate e noci
Mousse di gelato alla crema con fragole e fusione di frutti di bosco
Torta nuziale
Si è mangiato piuttosto bene (cosa non così frequente ai pranzi nuziali), il vino però lasciava a desiderare.
E mo' un paio di foto.



Tanti auguri agli sposi e al piccolo Nicolò !!!
Non c'è niente da fare, ho deciso di aprire un blog di cucina e non uno di cinema, ma nonostante ciò mi ritrovo sempre, per un motivo o per l'altro, in mezzo a delle pallette.
Come promesso qualche tempo addietro ecco la ricetta dei tartufini di cui si era parlato in un precedente post. Ovviamente, trattandosi di dolce, la preparazione mi perviene dalla dolcemetà.
Ingredienti per una trentina di pallette: 120g di burro, 100g di zucchero, 100g di cioccolato fondente, 120g di biscotti secchi, 2 cucchiai di farina di cocco, 1 cucchiaino di rhum, 2 cucchiai di farina di frutta secca, cacao e cocco per guarnire, pirottini di carta (ah, non chiedete a me cosa siano, attendo come qualunque altro ignorante una spiegazione in merito).
Mescolare il burro con lo zucchero, i biscotti (che nel frattempo avrete avuto cura di sbriciolare), la frutta secca e il cocco. Aggiungere il cioccolato a scaglie e mescolare bene. Lasciare indurire il composto in frigo almeno per due ore. Ed eccoci al dunque: fare delle pallette (sui 3cm di diametro) e ricoprirle a piacere nel cacao e/o nel cocco. A questo punto riporre le pallette nei pirottini e far raffreddare in frigo per altre due ore.
No pics available. Ma qui, se volete, trovate un sacco di pallette cinematografiche.
Questi sono davvero una cavolata, possono però risultare una valida alternativa al pane.
Consistono semplicemente in pallette di pasta per pizza fritte in olio bollente, salate in seguito.
Ottimi per accompagnare ogni tipo di salume e formaggio, anche se la morte loro è con delle mozzarelline.
Ricetta semplice, veloce (se trovate le cozze pulite), saporita e gustosa.
Ingredienti: 300-400g di cozze a persona, aglio, olio, pepe, prezzemolo.
Se non avete avuto la fortuna di trovare delle cozze pulite (come è ahimè capitato a me ieri), armatevi di buona pazienza e cominciate a grattare via per bene tutto lo schifo presente sui gusci.
Una volta che avete delle cozze pulite strappate da ognuna il peduncolo che sporge dall'interno.
Le cozze, a differenza delle vongole, non vanno tenute a bagno nell'acqua per farle spurgare la sabbia.
In una grossa pentola che sia in grado di contenere abbondantemente le vostre cozze mettete un giro d'olio, abbondante pepe macinato, due spicchi d'aglio e un po' di prezzemolo. Aggiungete le vostre cozze e accendete la fiamma (potete anche aggiungere altro pepe e prezzemolo sopra la montagnetta di cozze). Fate cuocere per 5-10 minuti a coperchio chiuso, rigirandole di tanto in tanto, comunque fino a quando tutte le cozze non saranno bene aperte.
Potete ora servire, abbinando opzionalmente anche del limone da spremerci sopra (io consiglio più che altro di recuperare il sughetto che si sarà formato sul fondo del pentola, decisamente strepitoso anche per una più rozza scarpetta).
Ieri sera una bella cena in compagnia presso la mia magione, accompagnati dalla scoppiettante presenza del camino acceso.
Chi c'era: io, la mia dolcemetà, sonnie, marco1, fede, marco2, annina, lo stuppune e la gio. Si è poi registrata l'incursione durante la cena di due figure misteriose che si spacciavano per tali aleandro e silvia.
Menù della serata: fricattoli con salame, spaghetti con mazzancolle e pomodoro fresco, impepata di cozze, pannocchie alla brace, pallette di cioccolato con cocco o cacao (sicuramente a breve si troveranno delle precisazioni a riguardo tra i commenti da parte della dolcemetà che le ha preparate), sacher torte (della gio) e immancabile grolla dell'amicizia.
Per bagnare il tutto: prosecco in apertura e Est! Est! Est! a seguire.
Livello etilico medio a fine serata decisamente elevato.
Un'osservazione interessante: sembra che i gusci delle cozze siano in grado di bruciare all'interno di un camino accesso (ma non ci metto la mano sul fuoco e verificherò tra le braci spente).
Piatto tipico della tradizione piemontese, regione in cui vivo, anche se sto ben più a est di dove il piatto trova la sua origine (ma per fortuna è arrivata anche qui nel novarese). Nasce nel tardo Medioevo per valorizzare i prodotti tipici delle terre piemontesi come verdure e aglio e creare un piatto forte e saporito. Si scelse allora di abbinare questi prodotti di terra con le acciughe salate in barili che cominciavano ad arrivare abbondanti anche nei territori interni e con l'olio, perlopiù proveniente dalla vicina Liguria.
Ho avuto difficoltà a classificare il piatto, alla fine ho optato per la categoria "antipasti" ma, in abbondanti quantità, può anche risultare un piatto unico.
Passiamo, dopo la rapida introduzione, alla preparazione del piatto. Quella che presento dovrebbe essere la ricetta tradizionale, che è poi quella che ha sempre seguito la mia mamma, che è poi quella che ho appreso anche io.
Ingredienti: almeno 3 belle acciughe a persona, 3 spicchi d'aglio a persona, olio d'oliva o extravergine (almeno mezzo bicchiere per persona), burro, verdure a volontà (poi vi dico bene quali).
Quasi fondamentale procurarsi dei tegamini di coccio con sotto la fiammella per tenere câoda la bagna câoda.
Innannzitutto vi elenco quali sono tutte le verdure che potreste intingolare nella vostra bagna câoda (ma ovviamente potete metterci quello che volete): cardi, peperoni crudi o arrostiti, topinambour (i miei preferiti), cavoli, scarola, indivia, porri, cipollotti, rape, patate bollite.
Ci sono poi verdure meno adatte perchè più saporite (che a me però piacciono comunque): sedani, finocchi, rapanelli.
Infine, se volete svariare, vi indico qualche altra cosa decisamente sfiziosa: formaggi morbidi come fontina o tome, mele, zucca arrostita o fritta, fette di polenta ... chi più ne ha più ne metta.
Togliere le acciughe dalla salatura, pulirle, lavarle in acqua e vino, asciugarle e disliscarle (e queste sono pronte per l'uso)
Tagliare l'aglio a fettine sottilissime (ma veramente sottilissime, occhio ai diti) e tenete le fettine sotto l'acqua corrente per un'oretta.
Ora possiamo passare alla cottura, la parte decisamente più delicata, tenendo presente che tutto deve essere sempre fatta a calore molto basso.
In un tegame largo mettete tutto l'aglio, con un bel pezzo di burro e un mestolino appena di olio, bisogna cuocerlo adesso per una mezz'oretta (sempre a fiamma bassissima) curandosi di mescolare spesso con un cucchiaio di legno e stando attenti a non far scurire l'aglio (anche se sembrerà le prime volte impossibile). Le fettine d'aglio devono praticamente sciogliersi formando una cremina omogenea.
A questo punto potete aggiungere tutto l'olio e tutte le acciughe, tenendo il tutto sulla fiamma solo quel tanto che basta a far liquefare bene le acciughe (l'olio non deve mai sfrigolare o bollire).
Il risultato dovrebbe essere una crema molto profumata di colore marrone chiaro, se così dovesse essere, potete travasarla nei tegamini di coccio con la fiammella che avrete disposto sul tavolo e potete permettere ai vostri convitati di intingerci tutto quello che gli avrete messo a disposizione.
Consigliato in abbinamento del buon Barbera, e non poteva essere altrimenti.
Se a fine serata dovesse avanzarvene un po' (a me capita raramente), potete conservarla in frigorifero e usarla come sugo per la pasta per il giorno dopo (è una bomba!), oppure potete farmi un fischio.

E' per tutti quelli che la amano e la capiscono
E' bandiera della cucina e del carattere piemontese
E' onore e ricordo della civiltà contadina dei nostri padri vignaioli
E' il cibo rituale e corale della fraternità ed amicizia
E' la ghiotta delizia del nostro gusto tradizionale
Non è piatto rozzo e pesante, anzi è naturale e sano
L'aglio non fa male, al contrario è benefico
Non è l'odor d'aglio che rende scostante una persona intelligente e libera ma solo la sua stupidità e prevenzione
Infine l'alito va via con una bella passeggiata in campagna
Proclama dell'edizione 1989 della "Grande Bagna Câoda Annuale degli Acciugai e dei Buongustai del Piemonte" a cura dell'Accademia Italiana della Cucina e degli Acciugai d'Italia
Lunedì 30 ottobre si è chiusa l'annuale edizione del Salone del Gusto di Torino che, quest'anno, come ogni due anni, ha ospitato anche Terra Madre (ovvero una serie di espositori internazionali da far paura!). Una quantità di stand davvero impressionante, possibilità di assaggiare di tutto (e quando dico di tutto, intendo proprio di tutto) e di bere qualunque cosa. Gli assaggi gratuiti sono praticamente infiniti, certo per mangiare un po' bisogna spendere (ma comunque ne vale la pena). Invece decisamente economica e assortita l'enoteca (circa 2000 vini di qualità che vanno da 1 a 4 euro a bicchiere, e per volerne spendere 4 bisogna proprio andare a cercare il vino d'annata).
Potevo io esimermi dall'andare a farci un giretto domenica? Certo che no, allora lascio parlare un po' di immagini, visto che le parole non possono più di tanto.
Ha scritto del salone anche quel geniaccio di Odahesu